Attività svolta

PROGRAMMA REALIZZATO NEL 2018

Con inizio dal 15 aprile 2018 sono state aperte le visite al Roseto, che, guidate da studiosi ed esperti nella materia hanno visto una numerosa partecipazione di singoli e di gruppi. Tra questi incontri al Roseto si ricorda la tradizionale Festa delle Rose tenutasi il 20 maggio, e proseguita il 27 maggio in concomitanza con la manifestazione Riso e Rose, con ampio concorso di pubblico. Si è inoltre partecipato, il 28 settembre, con un’ampia relazione del professor Amerio, alla manifestazione Città e campagna: risorse naturalistiche e memorie contadine organizzata ad Asti, dall’Associazione Davide Lajolo con la partnership di vari Enti Locali, Istituti universitari, Associazioni paesaggistiche e di categoria, e seguita da numeroso pubblico. Accanto a questa attività l’Associazione ha realizzato, in partnership con le Associazioni “Govone e il suo Castello” e “Govone residenza Sabauda”, con l’Osservatorio del paesaggio per il Monferrato e l’Astigiano, con i Comuni di Govone e di Castell’Alfero, e con il sostegno della Compagnia di San Paolo, il programma Nobili dimore e giardini di rose rivolto ad inserire la fruizione pubblica del Roseto nell’ambito della promozione culturale e paesaggistica del territorio locale. Del programma diamo qui una rapida sintesi.

 

NOBILI DIMORE E GIARDINI DI ROSE

Il programma, messo in campo con il sostegno della Compagnia di San Paolo, puntando in sulle valenze che il giardino viene ad assumere quale «tramite vivente» tra la bellezza dei luoghi naturali e la bellezza opera dell’invenzione e del lavoro degli esseri umani, ha avuto come riferimento il giardino della Sorpresa e quello del Castello di Govone, sottolineando la rilevanza che questi due roseti danno a tale «tramite», sia grazie alle loro particolari caratteristiche strutturali storiche e botanico-paesaggistiche, sia
grazie alla ricchezza di significati ed all’ universo simbolico-culturale di cui sono portatrici le antiche rose ivi raccolte.
Il roseto di Govone riceve una nobile impronta dal Castello in cui è situato, che, antico palazzo barocco appartenuto ai Savoia ed acquistato infine dal Comune di Govone che ne curò la nuova ristrutturazione, è stato annoverato nel 1997 tra le residenze sabaude che l’UNESCO ha inserito nella lista del patrimonio artistico mondiale. Esso costituisce una testimonianza della vita nobiliare del Piemonte nell’Ottocento, ed il suo roseto attuale, razionalmente organizzato nella sua collocazione e nel suo impianto, conserva il senso dell’antica dimora regale. Alla manifestazione Regalmente Rosa organizzata il 27 maggio dalle Associazioni culturali di Govone, il professor Amerio e la dottoressa Viola Invernizzi hanno presentato, nell’ambito del programma generale, il Roseto del Castello guidandone la visita.
Al senso della coniugazione natura-cultura sotto il profilo del lavoro umano rimanda il Roseto della Sorpresa, che, attorno alla nostra vecchia casa ottocentesca conservata nella sua struttura originaria, si estende, con il suo piccolo bosco ceduo, per più di un ettaro lungo la valletta in cui è racchiuso. E’ un giardino un po’ «selvaggio» nel quale l’introduzione dei roseto è stata effettuata rispettando e valorizzando l’habitat locale ed in particolare il ricco patrimonio arboreo spontaneo, arricchito da nuove piantagioni di lecci, aceri e faggi, ormai cinquantenari e perfettamente integrati nell’ambiente. La collezione ivi raccolta dal professor Piero Amerio nell’ultimo mezzo secolo comprende quasi cento specie botaniche di rose e circa quattrocento varietà delle antiche rose da giardino di cui alcune assai rare. Le sue caratteristiche sono valse a far ad inserire il Roseto nell’elenco ufficiale dei giardini storici della Regione Piemonte, e sono state oggetto di ampia attenzione e di stima da parte di specialisti e di studiosi.
Tra le varie azioni che hanno caratterizzato il programma assume rilievo la stampa del VOLUME Le antiche rose del Roseto della Sorpresa, curato da Piero Amerio. Ampiamente illustrata, ricca di notizie storiche, estetiche e botaniche sull’insieme delle nostre collezioni e delle rose antiche in generale, questo volume è oggi disposizione del pubblico.
Particolarmente curata è stata l’organizzazione del CONVEGNO “Nobili dimore e giardini di rose: Il Giardino di rose nella costruzione estetico-culturale del paesaggio, che, con il patrocinio della Regione Piemonte, del Consiglio Regionale Piemontese e dei Comuni di Govone e di Castell’Alfero, si è tenuto nell’ambiente prestigioso del Castello di Govone, il giorno 29 settembre. Proseguendo una tematica già aperta con il convegno «Vivere il paesaggio» organizzato dalla nostra Associazione nel 2016, il Convegno ha portato copiosi contributi all’approfondimento della tematica che vede i «giardini» come importanti componenti paesaggio, e quest’ultimo come elemento che partecipa specificamente a costruire l’identità culturale e sociale del territorio. È stato anche il luogo e l’occasione per approfondire e connettere tra loro in termini propositivi i suggerimenti provenienti dall’ insieme delle altre azioni promosse dal progetto. Hanno partecipato come relatori Nino Boeti (presidente del Consiglio Regionale del Piemonte), Fiorenzo Alfieri (presidente dell’Accademia Albertina di Torino) e vari studiosi delle Università di Torino e di Milano nel campo scientifico, umanistico e paesaggistico, tra i quali i professori Alessandro Toccolini, Marco Devecchi, Piero Amerio, la dott.ssa Viola Invernizzi, la dott.ssa Barbara Ruffoni del CREA, e l’artista Leo Girardi.
Contestualmente al Convegno si è realizzata la MOSTRA «Il paesaggio vissuto» nella quale sono state esposte le fotografie originali dell’artista Leo Gilardi sul paesaggio locale con particolare riferimento ai luoghi interessati dal progetto. Inaugurata al Castello di Govone il 29 settembre 2018, la mostra è rimasta aperta al pubblico per quindici giorni, e quindi trasferita, per un uguale periodo di apertura, presso il Castello del Comune di Castell’Alfero. Nella brochure di presentazione della mostra sono inseriti testi di Leo Gilardi, di Piero Amerio e di Alessio Moitre.