Piero Amerio

Piero Amerio, Docteur de recherche all’Université de Paris, Professore emerito di psicologia sociale all’Università di Torino, è stato a lungo Direttore del Dipartimento di Psicologia e Presidente della Società Italiana di Psicologia di comunità. Studioso di rilevanza nell’ambito della psicologia sociale, oltre ai testi scientifici nella materia, è autore di vari saggi tra i quali si ricordano  Problemi umani in comunità di massa (Einaudi 2004),  Giovani al lavoro (Il Mulino 2009), L’altro necessario. Contro la solitudine della società moderna (Il Mulino 2013), ed il recente Vivere insieme. Comunità e relazioni nella società globale (Il Mulino 2017).
Per l’insieme della sua attività è stato insignito del premio per la carriera scientifica conferito dall’Association pour la Diffusion de la Recherche Internationale en Psychologie Sociale (Montréal, 1996). Al di là della carriera universitaria si è occupato da sempre di problematiche sociali anche come consigliere comunale della Città di Torino dal 1993 al 1997, di cui è attualmente consigliere emerito.
Dei suoi profondi interessi letterari testimoniano varie raccolte di poesie, recentemente in parte riprese nel volume Altre parole. Poesie 1984-2014 edito da Aragno nel 2016. Testi letterari sono ripresi anche in Storie di Rose Antiche (2010), in cui tali interessi si   incontrano con quelli per il mondo botanico che l’hanno guidato, sin dal 1980, nella costruzione del Roseto della Sorpresa e della sua importante collezione di rose antiche.

 

Comparsa di Viola alla Sorpresa

Già gonfi i bocci delle centifoliae
e l’intravisto porpora
tra le crestine delle galliche,
rose pesanti piegate da una pioggia
di stagione infida. In ansioso crocchio
si consultavano giardinieri inquieti:
chi andrà ai giardini e i giardini
a chi? Quali altre mani amorevoli
restaureranno il capo alle pœonie
alle altopuntate speronelle
che l’acqua di maggio atterrò
giù sulla perfida argilla?
Lei comparsa ebbero risposta
le questioni. Mise fuori
il rospo esitante la pelle nuova,
la talpa lasciò più di una traccia
attraverso le agrostidi del prato
e i custodi arborei del viale
ripresero la crescita interrotta:
perché fu Viola il suo nome
già dei loro già riconosciuta.